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A proposito di Chivu, come l’ha cambiata in quest’anno nerazzurro?
“Mi ha fatto evolvere e reso un giocatore migliore, più completo: l’Inter è una grande scuola, un’università che ti fa crescere sotto diversi aspetti: sono molto grato a chi mi ha voluto e contento di restare per vincere ancora con questo allenatore”.
Si riferisce a una crescita nel suo ruolo?
“Sì, ho dovuto adattarmi e questo dà più esperienza. Non avevo sperimentato spesso il gioco in una difesa a tre a livello di club, mi era capitato solo in nazionale, ma all’Inter ho dovuto conoscere molto meglio la posizione e lavorare con nuovi compagni. Ora ragiono in modo diverso nelle varie situazioni di gioco. Se in futuro dovessimo passare addirittura a una linea a cinque, saprei perfettamente cosa fare”.
Chivu, in realtà, vuole essere più offensivo che difensivo… Che valore dà al nuovo contratto dell’allenatore?
“Sono molto contento per lui. Abbiamo vissuto un'ottima stagione insieme, mi piace molto anche come persona e sarà un piacere poter continuare a lavorare assieme a lui”.
Lei ha avuto Guardiola al City, pensa che Chivu sia speciale altrettanto?
"Penso, innanzitutto, che capisca molto bene i giocatori perché è stato lui stesso un calciatore di altissimo livello e ha vissuto le stesse situazioni che viviamo noi adesso. Inoltre, ha vinto tanti trofei con l'Inter e conosce perfettamente ciò di cui il club ha bisogno. Anche lui è un allenatore molto comunicativo ed empatico: parla spesso con noi giocatori e, cosa importante, è disposto ad ascoltarci. Proprio questo crea un ottimo rapporto con tutti noi".
A proposito, è in contatto con i suoi compagni nerazzurri impegnati al Mondiale?
“Per ora ho parlato soprattutto con Dumfries, Calha e… Bisseck, che però al Mondiale non c’è. Sono sicuro che sentirò anche gli altri perché siamo davvero un buon gruppo. Poi ci rivedremo tutti insieme a San Siro”.
Il SoFi in cui ha appena giocato batte anche San Siro come atmosfera?
“Beh, è davvero fantastico. Ho detto ai miei amici che, se parliamo dell’esperienza complessiva, questo è il miglior stadio in cui abbia mai giocato: ne ho visti molti, ma il SoFi è incredibile. Quando entri e guardi tutto quello che c'è intorno, rimani impressionato e capisci perché sia costato così tanto. Poi per un appassionato di NFL come me… Non sono, però, né tifoso dei Rams né dei Chargers, le squadre che giocano qua: io tifo Atlanta Falcons e sono già stato anche al Mercedes-Benz Stadium in Georgia, che è molto bello, ma non arriva a questi livelli. Certo, se invece parliamo esclusivamente di calcio, giocare a San Siro non ha uguali: resta una sensazione incredibile”.
Proprio in questo stesso impianto di Los Angeles sta arrivando il suo ex compagno al City, Kevin De Bruyne, con il Belgio: pensa che KDB resterà in Italia?
“Penso che possa ancora avere un impatto importante nel calcio italiano, quello sì, assolutamente. Kevin è un giocatore straordinario e anche un mio grande amico. Quest'anno è stato sfortunato per via dell'infortunio che lo ha tenuto fuori a lungo. Quando è rientrato, la corsa al titolo era già indirizzata. Mi farebbe piacere affrontare il Belgio e giocare contro di lui, visto che finora non mi è capitato spesso”.
Cosa cambia nel percorso della Svizzera adesso dopo questa vittoria?
“Era molto importante reagire dopo la prima vittoria, perché ci sono stati parecchi commenti e molte discussioni da parte dei media e dell'opinione pubblica dopo il pari col Qatar. Fa parte del gioco, ma penso che alcune questioni dovrebbero restare dentro lo spogliatoio. La risposta l’abbiamo data in campo con la pazienza, la strategia, i cambi. Ora vogliamo vincere il girone perché questo ci farebbe restare a giocare da questo lato: finora i viaggi sono stati abbastanza gestibili e speriamo continui così”.
Ma qual è la vostra vera forza?
“Il collettivo. Sappiamo di non avere tanti giocatori di livello mondiale come le migliori nazionali del pianeta, però quando lottiamo insieme come squadra possiamo battere chiunque, nessuno escluso. Non so se qualcuno ci sottovaluti, ma continuando così questa squadra può andare molto, molto lontano. Dipende da noi…”.
Nel collettivo è spiccato Manzambi: è nata una stella?
“Quando un giocatore entra così e cambia la partita, che dire? Lasciamolo crescere, ma è normale che l’allenatore poi gli dia ancora minuti. Abbiamo però bisogno di tutta la rosa, perché sono le sostituzioni a fare la differenza”.
La partita è letteralmente cambiata dopo l’hydration break: le piace la novità?
“No, non sono un grande fan. Capisco le ragioni organizzative e commerciali, capisco che durante quelle pause possano essere inserite pubblicità e altre attività, ma da calciatore penso che tolgano ritmo alla partita: se una squadra sta soffrendo, una pausa può aiutarla perché permette di fare aggiustamenti tattici e viceversa può interrompere il momento favorevole”.